Pjeter Arbnori lo scrittore che visse 28 anni nei gulag albanesi.


Pjeter Arbnori nacque a Durazzo(Albania) il 18 gennaio 1935  è stato un politico, scrittore e attivista albanese.

Orfano di padre, ucciso nel 1942 nella guerra civile contro i partigiani di Enver Hoxha, ebbe un'infanzia durissima, in cui fu, parole sue, "più affamato che sfamato".

 Nonostante ciò, riuscì a finire gli studi di scuola secondaria superiore aggiudicandosi una medaglia d'oro, riconoscimento che però non gli valse neppure il permesso di proseguire gli studi all'università. Ciò derivante dal repressione dittatoriale e dal sistema inquisitorio instaurato nel periodo comunista, che lo accusò insieme alla madre e alle sorelle maggiori, di aver iniziato a prendere parte a formazioni di resistenza contro il governo comunista di Enver Hoxha.

Finito il liceo, a diciotto anni Arbnori faceva già l'insegnante, ma perse il posto nel giro di un anno per motivi politici. In questo periodo finì nei guai anche la sorella Antonietta, condannata a dieci anni di carcere per aver diffuso della propaganda anti-comunista.

Senza lavoro e finito il servizio militare, il giovane Arbnori si mise a girare tra le montagne per guadagnarsi da vivere lavorando nei campi. Nonostante il lavoro agricolo lo assorbisse 10 ore al giorno, 6 giorni alla settimana, riuscì a iscriversi alla Facoltà di Filologia dell'Università di Tirana di nascosto alle autorità. Superate le difficoltà burocratiche, Arbnori bruciò le tappe, portando a compimento gli studi per corrispondenza nella metà dei cinque anni richiesti.

Poté così, nel 1960, iniziare a fare il professore di letteratura: fu assegnato all'ex scuola americana della città industriale di Kavajë, dove però restò meno di un anno. Quello infatti fu l'anno della rottura dell'Albania con l'Unione Sovietica, una cosa che fece sperare molti in un'apertura al pluralismo. Così Arbnori, insieme ad altri intellettuali, formò un'organizzazione socialdemocratica di stampo occidentale, ma lo venne a sapere la polizia segreta e per sette di loro si spalancarono le porte del gulag.

Seguirono due anni di interrogatori e torture, culminati con un processo che si concluse con la condanna a morte. Arbnori riuscì comunque ad evitarle perché "anche le esecuzioni erano pianificate, e quella settimana erano già arrivati al numero prestabilito di giustiziati". La pena fu poi commutata in venticinque anni di carcere.

In prigione Arbnori continuò la sua lotta, organizzando la resistenza dei carcerati e dedicandosi a mantenere vivo l'intelletto in vari modi. Fra questi c'era la scrittura, effettuata in caratteri piccolissimi, utilizzando i margini dei giornali permessi agli internati, di scritti destinati in parte, con la fine del regime, ad essere pubblicati.

Quando già aveva scontato la maggior parte della pena e cominciava ad intravvederne la fine, i carcerieri di Arbnori fecero aggiungere alla sua condanna altri dieci anni. La detenzione finì nel 1989: nel gulag aveva passato oltre 28 anni.


Era stato arrestato a 26 anni, tornò in libertà che ne aveva 54 compiuti. Ad un'età in cui la maggior parte delle persone è incamminata verso la pensione, egli ricominciò la vita da capo, prese moglie e si mise a fare il falegname apprendista. Inoltre, nonostante le lunghe sofferenze, prese parte subito al movimento democratico di crescente opposizione al regime.

Costituito il Partito Democratico Albanese a Scutari, ne divenne il Segretario generale e fu eletto deputato nelle prime elezioni libere. Per due volte, nel 1992 e nel 1996, è stato eletto Speaker del Parlamento ed è stato anche, per un tempo brevissimo, Presidente ad interim dell'Albania.

Nell'agosto del 1997, passato ai banchi dell'opposizione in Parlamento in seguito alla vittoria alle elezioni del Partito Socialista Albanese di Fatos Nano, Arbnori mise in atto uno sciopero della fame per protestare contro il monopolio dei media da parte della maggioranza. Fu qui che la fama del "Mandela dei Balcani" richiamò l'attenzione di molti governi occidentali, il cui appoggio valse a far intervenire il Presidente della Repubblica, Rexhep Meidani, ed a far approvare dal Parlamento delle garanzie formali dell'indipendenza della stampa, note con il nome di "Emendamento Arbnori" alla Costituzione.

Pjeter Arbnori è morto nel 2006 a Napoli, di emorragia cerebrale, lasciando moglie e due figli ancora adolescenti. L'Albania gli ha riservato i funerali di Stato, a cui hanno presenziato più di 600 persone affluite a Scutari per rendergli l'ultimo omaggio.

Paramilitari Greci aiutarono Milosevic nel 1995 : Grecia e Serbia di Miloseviç sotto accusa


L"Alleanza sbagliata : Grecia e Serbia di Miloseviç" sotto accusa 

Un giornalista greco è stato accusato per diffamazione relative al massacro di Srebrenica in Bosnia nel 1995.
Il reporter e giornalista greco Takis Michas, uno dei milgiori in Grecia, ha scritto nel suo libro "L’Alleanza sbagliata: Grecia e Serbia di Miloseviç", che dei volontari greci si sono riuniti ai paramilitari serbi nel 1995.

Insomma secondo l’indagide di questo giornalista i greci erano a fianco dei paramilitari serbi nell’uccisione di circa ottomila uomini e giovani in Srebrenica in Bosnia Herzegovina.

Lo scrittore Takis Michas pone l’accento su quello che egli descrive il grande sostegno dello stato greco all’ex presidente serbo Milosevic.

Takis Michas è un giornalista greco che vive ad Atene, dove lavora per il quotidiano greco Eleftherotypia e contribuisce al Wall Street Journal Europe. Ha scritto molto sul coinvolgimento greco nella guerra di Bosnia , in particolare durante l’assedio del Srebrenica.

L’accusa per diffamazione è stata presentata nel luglio dell’anno scorso da Stafros Vitalis, portavoce del Partito ultranazionalista Pan Helenike "Fronte Macedone".

Vitalis è uno dei volontari greci che hanno accettato di prendere parte alla guerra di Bosnia, schierandosi con le le forze serbe. L’accusa di Vitalis al giornalista è che quest’ultimo ha definito dei semplici volontari greci in Serbia come paramilitari. Vitalis afferma anche che i volontari greci hanno avuto buoni rapporti con l’esercito serbo ma che non erano paramilitari.

Il massacro di Srebrenica è considerato uno dei crimini più atroci dopo la seconda guerra mondiale. Questo crimine avenne nel luglio 1995. Dopo 16 anni le ombre sul massacro non si fermano. Il giornalista Takis Michas già 10 anni si occupa del legame Serbia- Grecia.

Vi riporto qui un articolo del Corriere della Sera del anno 2000 dove lo stesso giornalista aveva intervistato un noto politico greco di origne serbe , il quale era amico di Slobodan Miloseviç.

"Ucciso ad Atene Bokan amico e socio dell’ ex leader ATENE - Vladimir Bokan, amico e sodale del deposto presidente jugoslavo Slobodan Milosevic è stato assassinato da un commando appostato davanti alla sua lussuosa abitazione nel quartiere di Voula, alla periferia di Atene. Appena è sceso dalla macchina gli hanno sparato alla testa e al petto con una pistola e un fucile d’ assalto. Bokan, 40 anni, era nato in Jugoslavia ma da qualche tempo aveva ottenuto la cittadinanza greca. Finito sotto inchiesta per riciclaggio di denaro e contrabbando d’ armi, aveva sempre negato di essere in affari con Milosevic (l’ ultima volta l’ altroieri, alla tv greca). Secondo quanto reso noto dalla polizia, Bokan aveva proprietà e azioni in Grecia per miliardi ed era a capo di una compagnia di navigazione registrata a Panama. Takis Mihas, giornalista del quotidiano ateniese Eleftherotypia, ha raccontato che, durante un colloquio tenutosi pochi giorni fa, Bokan gli aveva fatto delle rivelazioni sul modo in cui era riuscito ad aiutare alcuni uomini d’ affari greci a trafficare con la Jugoslavia violando l’ embargo. Secondo Mihas, sarebbe questo il movente dell’ omicidio. Le autorità stanno quindi valutando l’ ipotesi che Bokan sia stato assassinato da contrabbandieri." articolo del 2000 su Corriere.it.
Siti web presi come riferimento
1)Il libro "L’Alleanza sbagliata :Grecia e Serbia di Miloseviç" lo trovate su Google Books qui
2) articolo su Balkanweb qui

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