Voli Albania collegamento Pescara -Tirana


La compagnia BelleAir ha attivato la tratta aerea che collega Pescara con Tirana

Il volo ha una durata di circa 1 ora e 30 minuti.

Ecco tutti gli orari in partenza ed in arrivo:



ARRIVI

compagnia volo n. partenza arrivo periodo
Belleair LZ281 08.10 09.40 dal: 16/12/2010 al: 24/03/2011 gio/dom

PARTENZE

compagnia volo n. partenza arrivo periodo
Belleair LZ282 10.30 12.00 dal: 16/12/2010 al: 24/03/2011 gio/dom

per saperne di più www.belleair.it

Albania Next Top Model


Albania's Next Top Model è un reality composto da giovani ragazze albanesi che voglio diventare modelle.Solo una ne sarà la vincitrice ma dovrà superare molte prove

Albania's Next Top Model è la versione albanese del format America's Next Top Model.

Il sito www.albaniatopmodel.com


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Chi erano i pelasgi

I Pelasgi moderni

Chi erano i misteriosi Pelasgi? Le fonti antiche vogliono che sia il misterioso popolo autore delle costruzioni fortificate in blocchi poligonali presenti, per quel che riguarda l'Italia, soprattutto nel La porta di AlatriLazio (vedi Alatri, la cui celebre cinta muraria prende il nome proprio di cinta pelasgica).
Le fonti antiche ritengono che i Pelasgi abitassero, dapprincipio, la Grecia. Collegavano il loro nome all'avverbio pavlai, "anticamente".
Gli scavi nel sito di Catal Huyuk, in Turchia, iniziati nel 1955 e proseguiti nel 1979, hanno evidenziato che un'antica popolazione si spostò dall'Asia Minore nel bacino Egeo nel IV millennio a.C.. Durante l'Età del Bronzo, questa antica popolazione costituiva il ceppo maggioritario nell'area dell'Egeo, tanto che vennero citati da Omero, Esiodo, Euripide, Apollodoro, Pindaro, Erodoto, Tucidide, Diodoro Siculo, Strabone e Pausania. Proprio quest'abbondanza di citazioni tende a rendere più tangibile e reale la loro presenza nell'Egeo.
Arpino - Mura ciclopiche e passaggioMa, nuovamente, chi erano questi Pelasgi e dove, effettivamente, si sono stabilmente stanziati? Nell'"Odissea" i Pelasgi vengono accomunati ai Cretesi, laddove nell'"Iliade" sono stati citati a parte. Strabone afferma che la sede dei Pelasgi era Dodona, sede di un antico e famosissimo oracolo. Sostiene, inoltre, che anche i Tirreni erano di stirpe pelasgica. Erodoto afferma che i Pelasgi vivevano ancora al suo tempo ed erano stabiliti in Tracia, sulla costa asiatica dell'Ellesponto. Tucidide afferma che ad Atene, il muro originario dell'Acropoli e tratti sottostanti di fondazioni erano soggetti a venerazione e chiamati pelasgici (V secolo a.C.). E' stata proprio la particolare struttura delle mura dell'Acropoli ateniese a far attribuire, a tutte le mura ciclopiche, costruite in blocchi squadrati, prive di malta, l'aggettivo di pelasgiche. La Grecia stessa, prima dell'arrivo degli Elleni, si chiamava Pelasgia, dicono gli antichi autori. I Pelasgi insegnarono ad i Greci a lavorare i metalli, le tecniche costruttive e diedero loro nozioni raffinate di scrittura.
In Italia è Varrone ad identificare i Pelasgi con gli Etruschi, sbarcati nel Lazio vetus. Silio Italico racconta che i Pelasgi, guidati dal loro sovrano Aesis, risalirono la costa dell'Adriatico e si fusero con le popolazioni autoctone del Piceno, insediandosi sul Colle dell'Annunziata (tuttora chiamato Colle Pelasgico). Dalla radice "as" contenuta nel nome del mitico re dei Pelasgi, sarebbero derivati i toponimi di Ascoli, Aso e Iesi. Strabone parla di colonie pelasgiche a Ravenna sull'Adriatico ed a Cere, Pirgi e Regisvilla, sul Tirreno. Dionigi di Alicarnasso afferma che i Pelasgi arrivarono in Italia dalla Tessaglia sette gnerazioni prima della guerra di Troia, ma li distingue dai Tirreni.Stele di Lemnos
Alcuni studiosi identificano i Pelasgi con i Peleset, una parte dei Popoli del Mare, antenati dei Filistei (e degli attuali Palestinesi) che invasero l'Egitto. Vladimir Georgiev, nel 1950, scoprì antichi testi in cui il nome di Pelasgi era scritto "Pelastoi", come il nome dei Filistei-Peleset nelle iscrizioni geroglifiche egiziane. Uno studioso dell'Università di Firenze sostiene che i Pelasgi sono un'"arcaica popolazione mediterranea, che è stata di recente riconosciuta stanziata almento dal VI secolo a.C. in Iberia e del cui idioma si è stabilita la parentela con il basco".
Ma sempre più, ultimamente, si va rafforzando l'ipotesi che vuole che i Pelasgi e gli Etruschi fossero lo stesso popolo. Diversi studiosi, basandosi su raffronti linguistici, ritengono che sia gli Etruschi che i Pelasgi, a loro volta, derivino dai Berberi.
Ma esistono ancora i discendenti dei più o meno mitici Pelasgi? Il francese Zacharie Mayani, seppure estremamente criticato da altri studiosi, ritiene di aver trovato connessioni tra la lingua etrusca e pelasgica e la moderna lingua albanese, teoria che affonda radici nel passato e che fu sostenuta, prima di lui, da altri studiosi della seconda metà del Settecento e dell'Ottocento. Addirittura la studiosa albanese Nermin Vlora Falaschi ha tradotto diverse iscrizioni etrusche e pelasgiche servendosi della moderna lingua albanese. Ciò dimostrerebbe che gli Albanesi, discendenti degli Illiri, sono una delle stirpi più antiche dell'Europa.
Pochi esempi possono chiarire meglio i motivi di queste convinzioni. Alatri - Mura ciclopicheI Pelasgi erano abili e liberi navigatori, chiamarono Iliria (Illyria per i Romani) la loro patria da Liri (Lir = libero), che vuol dire "il paese del popolo libero". Nel Lazio, poi, esistono il monte Liri, il fiume Liri e la cittadina di Fontana Liri.
Diversi nomi etnici, poi, hanno un significato ben preciso in lingua albanese: E-truria (E=di; Truria=Cervello, paese di gente con cervello), Messapi (Mes=ambiente, centro; Hapi= aperto, paese di gente aperta), Dauni (=separati), Piceni (Pi=bere; Keni=avete, luogo con acqua abbondante). Lo stesso nome del popolo, Pelasgi, deriverebbe da Pellg (mare profondo, "pelago").
Un'iscrizione illirica del III-II secolo a.C., attualmente al museo di Durazzo, in Albania, è stata letta: "Sopporta il tuo dolore e piangi se ti aiuta, però affidalo alla terra calda, alla Grazia Celeste e al Supremo Bene". Il linguaggio dell'iscrizione è talmente simile all'odierno albanese che resta difficile pensare che sia stato utilizzato più di duemila anni fa.
La ricerca è ancora aperta, la verità è forse sul punto di essere disvelata?
(Tratto ed adattato da uno scritto di Alberto Arecchi per "Liutprand")


fonte http://oltrelanotte.splinder.com/post/19575668

Scoperto tunnel illiro-pelasgico

Scoperto tunnel illiro pelasgico nel villaggio di Mazhiq a Mitrovica

Video albanesi

Cucina albanese - Porri al forno (Tave me presh)

Ingredienti:

  • 1 kg di porri
  • ½ tazza d’olio
  • ¾ tazza di cipolle tritate
  • 200g di carne macinata
  • 1 cucchiaio di salsa di pomodoro
  • peperoncino rosso dolce
  • sale
  • pepe.

Preparazione


Scartate le foglie verdi dei porri, lavateli e tagliateli in fette spesse 2,5cm. Saltate i dischi di porro in un po’ d’olio, quindi metteteli in una teglia. Saltate, a questo punto, la cipolla e la carne macinata nell’olio rimanente. Aggiungete il brodo di manzo, la salsa di pomodoro, il peperoncino rosso dolce, il sale e il pepe e portate ad ebollizione. Versate il composto di carne sopra i porri nella teglia. Infornate il tutto per 1 ora a 190°C. Servite caldo.

Ieri Tirana come le proteste di Roma e Atene

Ieri a Tirana è successo la stessa cosa acccaduta in Italia il 14 dicembre 2010 contro il governo Berlusconi.

Ad Atene le proteste sono durate per tutto il 2010 - I video



Scontri ad Atene




Scontri a Roma





Scontri a Tirana

Dopo le proteste Tirana torna alla normalità

Dopo 4 ore di protesta di ieri oggi Tirana torna alla vita normale

Una protesta in Albania finisce in tragedia.

Cinque ore di violenza e caos davanti al parlamento albanese.

È degenerata in violenti scontri con la polizia una manifestazione organizzata a Tirana davanti alla sede del governo albanese. Sono almeno tre i morti, secondo un primo bilancio, riportato dalla Bbc. Oltre 20mila persone hanno aderito alla protesta indetta dall'opposizione per chiedere al governo di convocare elezioni anticipate.

Negli scontri si contano anche "17 feriti tra gli agenti, di cui tre gravi, e 22 tra i civili", ha chiarito Koceku.
Diverse migliaia di persone erano scese in piazza nel centro di Tirana chiamati dall'opposizione socialista. Ai sassi e agli oggetti scagliati dai dimostranti i poliziotti hanno risposto con lacrimogeni e getti degli idranti per disperdere la folla.


ll presidente e il leader dei socialisti (dell'opposizione)hanno lanciato un appello alla calma.
La procura di Tirana ha subito iniziato ad indaggare e accerchiato i luoghi delle proteste per fare luce sulle responsabilità della polizia albanese.

Le manifestazionei stanno colpendo sia la Grecia sia l'Albania.

Intanto a Tirana torna la normalità.

La Endemol e Guendalina Tavassi insultano l'Albania

Per chi non lo sapesse Guendalina Tavassi è una concorrente del Grande Fratello 11,un programma prodotta dalla Endemol Italia.
Il Grande Fratello c'è anche in Albania ed è arrivato quest' anno alla quarta edizione(vedi Bigh Brother Albania ) nel quale sono anche stati ospitati molti concorrenti del grande Fratello italiano (vedi George Leonard e Veronica Ciardi in Albania) .

Il Grande Fratello italiano invece è molto discusso e soprattuto un programma televisivo che porta sempre all'estremo le emozioni dei concorrenti. Molti concorrenti sono poco istruiti e riferiscono in tv insulti razzisti e offese a tutte le categorie di persone.

Questo programma viene mandato in onda ogni giorno e viene spesso filtrato. Casualmente non è stato filtrato il discorso che la signora Tavassi ha fatto nei confronti degli albanesi , insultandoli e paragonandoli ai rom(con tutto il rispetto per un etnia rom la quale non ha una nazione ma l'Albania è una nazione e non puo essere associata ai rom).

Quest'anno per le bestemmie del GF11 sono usciti tre concorrenti(Massimo , Pietro e Matteo) perchè secondo la Endemol Italia hanno superato il limite nelle bestemmie.

Lo stesso limite superato dalla mamma romana ,la signora Tavassi la quale ha offeso gli albanesi paragonando un'intera nazione ai rom. Questa volta la Endemol Italia è complice della signora Tavassi oppure gli albanesi sono figli di un Dio minore.

La concorrente ha pronunciato insulti razzisti nei confronti degli albanesi. In particolar modo durante una chiacchierata con altri concorrenti del GF11 .

La Endemol Italia è proprietaria del programma Grande Gratello e questa società non ha preso nessun provedimento per espellere la signora Tavassi.


A New York si apre la scuola di lingua albanese

A New York si apre la scuola albanese per bambini albanesi nati in a New York.
Presenti alla cerimonia di apertura il console generale albanese a New York, Dritan Mishto, console del Kosovo a New York, Arta Rama, e anche tante personalità pubbliche albanesi di New York, così come genitori dei molti figli che prenderanno parte.

L'apertura di questa scuola è un'iniziativa privata di alcuni importanti uomini d'affari e attivisti delle comunità albanese e statunitense.

A Milano la mostra "Madre Teresa. Una bambina di nome Gonxhe"

A Milano dal 19 fino al 25 gennaio 2011, in Sala Alessi a Palazzo Marino (piazza Scala, 2) la mostra “Madre Teresa. Una bambina di nome Gonxhe”, promossa dal Comune di Milano in collaborazione con la Fondazione culturale Madre Teresa di Tirana e con il sostegno dell’Ambasciata di Albania a Roma, dell’Ambasciata d’Italia a Tirana e del Consolato Generale di Albania a Milano, in occasione della visita di Stato del Primo Ministro albanese Sali Berisha a Milano.


“Madre Teresa di Calcutta è un simbolo universale di amore per il prossimo – spiega il Sindaco Letizia Moratti –, è colei che tutto il mondo riconosce come speranza di riscatto per i più poveri tra i poveri, e, proprio per questo, come speranza di rinascita per l’intera umanità”.

“Una speranza che non è venuta meno con la sua scomparsa – continua il Sindaco – ma che cresce nel ricordo del suo esempio, della sua bontà e della sua fede. La mostra promossa a Palazzo Marino vuol contribuire a far conoscere , soprattutto ai giovani, la sua grandissima impresa umanitaria, un modello a cui ispirarsi giorno dopo di giorno”.

"Una grande donna albanese"


L’esposizione si articola in un percorso libero attraverso oggetti, fotografie, testi e filmati riguardanti il percorso spirituale e di vita di Madre Teresa dalle radici albanesi della sua famiglia, alla sua missione in India e nel mondo. Si tratta di un viaggio nella sua vita attraverso oggetti che le sono appartenuti, pensieri e scritti che ha lasciato. La la prima parte dell’esposizione si focalizza su oggetti di vita quotidiana, abiti, gioielli legati all’infanzia di Madre Teresa e alla tradizione albanese. Il percorso, costellato da una selezione emozionante e simbolica di immagini di Madre Teresa, approfondisce inoltre il significato di quindici parole (radici, pace, Dio, amore, sorriso, fede, sari, sofferenze, povertà, santità, gioia, condivisione, silenzio, preghiera, ritorno) che rappresentano la vita di colei che da giovane partì dall’Albania verso l’India per donare la sua vita “ai più poveri dei poveri”.

Vincitrice del Premio Nobel per la pace nel 1979, dichiarata Beata nel 2003 da Papa Giovanni Paolo II, Madre Teresa diceva che “ciò che facciamo con amore porta sempre la pace con sé. Solo l’umiltà ci porterà all’unità e l’unità alla pace”.

Aureliano imperatore illirico a Roma diede vita al Natale

Da chi è stata inventata la data del 25 Dicembre lo spunto dal quale poi si è festeggiata la nascita del Signore ?

Il Sole Invincibile – Aureliano imperatore illirico pagano riformatore politico e religioso, da una ideologia completamente pagana il cattolicesimo prese spunto per dar vita al Santo Natale.

I progenitori degli albanesi, gli Illiri, erano pagani e praticavano il culto del Sole e del Serpente.

Anche se la storia ci ha raccontato poco di questo popolo, avevano dei riti pagani e adoravano delle divinità simili a quelle dell’Antica Grecia. Riguardo alle loro divinità sono rimaste delle leggende nel folklore albanese, tra cui la storia di uomini giganti e forti, di ragazze belle che rubano il cuore degli eroi, di draghi con sette teste, di fanciulle che danzano di notte vicino ai laghi e rapiscono bambini, di demoni e streghe.

Le loro feste erano legate alla natura, in particolare si svolgevano durante il cambio delle stagioni, in corrispondenza dei solstizi e degli equinozi. Il 14 Marzo era il giorno dedicato al Sole, visto che questo era il giorno che portava la primavera nelle tribù illiriche.

Aureliano è uno dei tanti imperatori illirici che tra la seconda metà del III e la seconda metà del IV secolo d.C. riuscirono a ritardare (ad occidente) ovvero ad evitare (ad oriente) il crollo dell’impero romano respingendo i nemici (barbari germanici e non, persiani) che premevano sui suoi tanti immensi confini (britannico, renano, danubiano e mesopotamico).

Ma ciò per cui l’imperatore illirico verrà maggiormente ricordato è la politica religiosa: egli è il primo di una lunga serie di imperatori “solari” che contrapposero al monoteismo cristiano, ormai penetrato sempre più profondamente nel cuore urbano dell’impero (giacché le campagne ne rimasero per lungo tempo immuni), un enoteismo incentrato sul culto del dio Sole.

Quello che, sotto l’influsso della filosofia neo-platonica (che troverà il suo culmine nella riflessione teologica di Giuliano imperatore), si sviluppa nel mondo tardo-antico è in qualche modo un paganesimo monoteizzante nei principi dato che vi è un’unica origine e causa prima di tutto il creato ma “plurale” nelle manifestazioni dato che da tale Principio nascono per emananazione tutti gli enti divini e via via, attraverso vari piani ontologici, gli altri esseri viventi (Plotino affermerà, al riguardo, che “Non è con il restringere la divinità ad un solo essere ma con il moltiplicarla che Dio ci manifesta effettivamente la sua vera potenza, capace di produrre, restando quella che è, delle divinità molteplici che si ricollegano a Lui, esistono per Lui e da Lui provengono”).

Manifestazione sensibile di questa primordiale (ed altrimenti lontanissima, ineffabile ed inaccessibile) arch (tanto simile al Dio di Abramo, visto invece dai neo-platonici come un demiurgo di rango inferiore) è appunto il Sole, che sotto tutte le latitudini e da tutti i popoli viene venerato ab immemorabili come dispensatore di benessere e di vita, “proiezione visibile dell’Uno, il sommo Principio divino”.

Pacificato finalmente l’impero, nel 274 in onore di questo Sol indiges delle origini di Roma (e che ha i suoi corrispondenti nell’iranico Mithra, nell’Apollo-Helios greco, nell’egizio Serapide, nel Sol Invictus Elagabal della città siriana di Emesa e nel Sol Sanctissimus Malachbelus di Palmira) Aureliano istituisce la più importante festività calendariale, il dies natalis Solis invicti, la festa della nascita del Sole invitto, celebrata…il 25 dicembre. E mutuata un cinquantennio più tardi dal cristianesimo.

Non sarà una festa qualsiasi ma la festa della divinità suprema protettrice dell’Impero romano (“Sol Dominus Imperii Romani”), che ha il suo vicario – ed imago – sulla terra nell’imperatore.

Ad essa si affiancarono “l’istituzione degli Agones Solis, feste solenni in onore del Sole da celebrarsi con cadenza quadriennale”, l’edificazione di un “tempio di Stato per un culto di Stato, costruito sul suolo pubblico” e la creazione “per il nuovo culto, di un collegio pontificale, i Pontefici del Sole, Pontifices Dei Solis”.


http://www.lachiesaperduta.net/?p=573

L'Italia si scopre essere albanese


L'Italia si scopre essere albanese e grazie a Facebook la ricerca sulle proprie origine diventa facile.

Grazie a internet e Facebook molti italiani ricercano le proprie origini partecipando in vari gruppi su Facebook e vari forum.
Sono tanti che sanno di avere origini albanesi e per loro scelta o privacy non rivelano la loro provenienza come sono tanti coloro che si sentono albanesi dentro (tradizione , folclore,musica e lingua).

Basti ricordare che la lingua albanese è la lingua più parlata tra le minoranze linguistiche in Italia- La lingua albanese è tramandata da più di 5 secoli.


La storia dell'emigrazione albanese in Italia dal 1400 al 1800.

Gli Albanesi, discendenti degli Illiri, sono un popolo sparso in tutto il mondo.

Sette sono state le immigrazioni in Italia:

- Prima immigrazione: 1416-1446 – I primi albanesi venuti in Italia furono i soldati al seguito di Demetrio Reres e dei suoi figli Giovanni e Basilio, inviati da Scanderbeg per difendere Alfonso d’Aragona contro il rivale Roberto d’Angiò.

- Seconda immigrazione: 1459-1461- Altri soldati albanesi, al seguito di Stresio, nipote di Scanderbeg, vennero per difendere la Casa aragonese contro un nutrito numero di baroni che si erano ribellati a Ferdinando I, successore di Alfonso.

- Terza immigrazione: 1468-1506 – Con la morte di Scanderbeg nel 1468, i Turchi invasero l’Albania intera, distruggendo ed incendiando le città. Per non sottomettersi al dominio turco, gli Albanesi s’insediarono in Calabria tra le pendici della Sila e la Valle destra del Crati.

- Quarta immigrazione: 1532-1534 – Gli albanesi della città di Corone, sempre più minacciati dai turchi, lasciarono la patria per sbarcare a Napoli, dirigendosi poi in Puglia, Lucania e Calabria, ripopolando o fondando nuove comunità.

- Quinta immigrazione: 1647-1664 – Anche gli albanesi della Morea lasciarono la propria terra per raggiungere la costa jonica e dirigersi verso la Basilicata.

- Sesta immigrazione: 1744 – La popolazione di Picherni, una piccola comunità situata tra i monti della Chimera, tra Illirio e l’Epiro, raggiunse l’Abruzzo, fondando Villa Badessa.

- Settima immigrazione: 1774-1825 – Diversi gruppi albanesi di incerta provenienza si stabilirono nel Pavese e nel Piacentino, altri in Basilicata.
E’ da ricordare però che già nel Medioevo molti furono gli albanesi che per motivi di lavoro si trasferirono a Venezia dove si distinsero per la professionalità e la cultura, fondando addirittura la cosiddetta “Scola degli Albanesi”, una confraternita con scopi umanitari verso i connazionali in difficoltà.

- negli anni gli stessi albanesi che popolavano l'Italia a loro volta emigrarono nuovamente verso l'America e nord Europa.

Un altra emigrazione di massa albanese ci fù nel 1991 (dopo la caduta della dittatura comunista) .

Oggi grazie a molti studiosi albanesi si sta ricostruendo quella storia albanese che pochi anni fà era sconosciuta e molto confusa oppure molta storia albanese veniva erroneamente considerata storia greca.
Negli anni dal 1400 al 1900 si pensava che gli tutti coloro che venivano dall'oltre adriatico erano greci , la musica albanese si pensava che fosse greca ,il folk albanese si pensava che fosse greco, i grandi eroi albanesi che diedero l'indipendenza alla Grecia nel 1821 si pensava che fossero greci.


Per capire quante storia sia stata "rubata" agli albanesi basti considerare che in Italia Piana degli albanesi(in Sicilia) fino al 1940 si chiamava Piana dei Greci nonostante loro avessero lingua e folk albanese, poi in seguito venne cambiata in "Piana degli Albanesi".

Purtroppo oggi ci sono altri paesi e altri eroi che vengono considerati greci : come Greci in Campania , un paese albanofono e che continua a chiamarsi Greci.

Questi errori capitano anche sulla musica e il folklore e anche in altri paesi; ad esempio uno studente albanese in Svezia racconta che suo amico aveva una raccolta di musica popolare albanese e che egli riteneva che le canzoni erano in lingua greca. Lo studente racconta di aver dovuto metterci 3 giorni per convincere lo svedese che la sua musica albanese e non greca.

Il 95 % degli intelletuali albanesi pensa che la storia greca non è altro che la storia albanese rubata e trasformata dai greci.


Sul sito Ufficiale per lo studio della Genealogia Arbereshe (www.arbereshe.it) è possibile avere tante informazioni e conoscere la propria storia grazie alla ricostruzione con documenti rari.

Conoscere le proprie radici fa essere più felici - questo è lo slogan dell'associazione.

Per quanto riguarda le radici -La ricerca delle origini del proprio cognome si fa molto intensa su Facebook.
Ad esempio su questo socian network c'è Francesco che partecipa al gruppo "I BELLUSCI nel MONDO" e chiede se il cognome Bellusci sia di origine albanese e scopre di avere origini albanesi e che il cognome Bellusci è lo stesso dei fratelli attori americani John e Jim Belushi anch'essi di origine albanese.

La ricerca delle proprie origine avviene anche da flgi di emigranti in giro per il mondo (dagli Stati Uniti , Sud'America , Australia e tutta Europa).

Con Valentina dagli Usa e Pablo dall'Argentina figli di emigranti che sono curiosi di sapere le loro radici

Stesso discorso per il gruppo "LUCI in the world" dove i Luci che ne partecipano sono 233 e c'è chi pensava che il cognome Luci fosse di origine greca e si qualcuno scopre avere origini albanesi.Infatti il cognome Luci è presente tutt'ora in Albania. Lo dimostra anche l'utente che è albanese e si chiama Erion Luci che ne fa parte di questo gruppo.


Si sta scoprendo in ritardo ma si scopre che l'Italia è molto albanese.

Sui Monti Dauni si parla albanese

Sui Monti Dauni si parla albanese

Rafforzata l’amicizia tra Casalvecchio di Puglia e il Comune kosovaro di Zhur

Primo impegno istituzionale del nuovo anno per il presidente del GAL Meridaunia Alberto Casoria che questa mattina ha presenziato all’incontro tenutosi in Provincia tra le delegazioni del Comune di Zhur in Kosovo e del Comune di Casalvecchio di Puglia, due realtà territoriali legate dalle culture arbereshe e shqiptare e soprattutto dall’uso della lingua albanese.

Il piccolo Comune dei Monti Dauni, infatti, fu fondato intorno al 1500 da alcuni profughi greco-albanesi, che lasciarono la propria terra per non sottostare ai turchi ottomani. La popolazione locale ha conservato nei secoli l’uso della lingua albanese tanto che oggi Casalvecchio è un paese bilingue: gli atti pubblici sono in doppia lingua, e le strade hanno doppia intestazione, come il corso principale intitolato a “Gjergji Kastrioti” (Giorgio Castriota Scanderbeg), eroe nazionale dell’Albania, anche se solo gli abitanti anziani parlano correttamente la lingua albanese

Ed è per questo motivo che già dal 2008 tra il Comune di Casalvecchio e quello kosovaro di lingua albanese di Khur è nato un gemellaggio istituzionale grazie anche ai rapporti e relazioni avviati dall’allora sindaco Michele Boccamazzo, ma in generale dall’intera comunità del piccolo Comune..

E da qui la visita della delegazione di sette rappresentanti istituzionali ed economici del Comune di Zhur per ribadire e rinforzare l’amicizia con gli amici di Casalvecchio. Una visita che è stata, anche il primo vero momento ufficiale ed istituzionale di questo rapporto alla presenza del presidente della Provincia Antonio Pepe, all’assessore alle Attività Produttive, Pasquale Pazienza, del sindaco di Casalvecchio di Puglia, Mauro Piccirilli, del presidente di Confcooperative Foggia, Giorgio Mercuri in rappresentanza del settore delle cooperazione locale, del presidente di Meridaunia, Alberto Casoria.

Gli interventi hanno ribadito la volontà di continuare a tenere vive forme di collaborazioni e scambi culturali, ma allo stesso tempo appare necessario dare impulso anche ad iniziative di tipo commerciale ed imprenditoriale in grado di apportare elementi positivi e di crescita ad entrambi i territori ed in generale alla Capitanata e all’intero Paese del Kosovo.

E’ stato sottolineato come partendo dal comune elemento linguistico e culturale, si debba arrivare a processi condivisi più generali ed importanti per sostenere un territorio che vive un difficile momento dal punto di vista politico ed economico, così come è stato raccontato dallo stesso sindaco kosovaro.

Infine, il presidente Casoria ha ricordato che il GAL Meridaunia ha ospitato due delegazioni in rappresentanza del mondo rurale del Kosovo. L’obiettivo delle missioni presso il GAL è stato quello di trasferire know e procedure ai colleghi stranieri utili per le fasi di start up e di avviamento delle attività legate a fondi pubblici per lo sviluppo di aree rurali.

Antonella Caggese

Ufficio Comunicazione
GAL Meridaunia
a.caggese@meridaunia.it

fonte : http://www.prolocodeliceto.it/zeroweb/?p=2750

Discorso Papa Benedetto XVI ai vescovi albanesi

DISCORSO DI PAPA BENEDETTO XVI AI VESCOVI D’ALBANIA IN VISITA AD LIMINA(sicilia) IL 23 MAGGIO 2008

Venerati e cari Fratelli,
con grande gioia vi accolgo tutti insieme, mentre state compiendo il vostro pellegrinaggio ad Limina Apostolorum. E’ questa un’opportuna occasione per il Successore di Pietro di condividere le fatiche apostoliche che voi affrontate nell’amata terra di Albania. Vi saluto con affetto e vi ringrazio per la spontanea apertura degli animi, con la quale avete reso nota al Papa la complessa realtà, con le sue difficoltà e le sue speranze, della Chiesa in Albania. Esprimo particolare riconoscenza per le parole con cui, raccogliendo il pensiero di tutti, il Presidente della vostra Conferenza Episcopale mi ha espresso i vostri sentimenti. Grazie, miei cari Confratelli nell’Episcopato! E benvenuti!
A tutti è nota la triste eredità lasciata in Albania da un passato regime dittatoriale, che aveva proclamato l’ateismo quale ideologia di Stato. E’ evidente che una simile impostazione antidemocratica dei rapporti fra i cittadini vi ha lasciato un compito non facile già sul piano umano: quello di riscoprire una comune grammatica che possa nuovamente sostenere l’edificio sociale. Ma voi, successori degli Apostoli, siete soprattutto chiamati ad essere testimoni di un’altra eredità, particolarmente benefica e costruttiva: quella del messaggio di salvezza portato da Cristo nel mondo. In tal senso, dopo la notte oscura della dittatura comunista, incapace di comprendere il popolo albanese nelle sue ataviche tradizioni, la Chiesa provvidenzialmente ha potuto rinascere, grazie anche alla forza apostolica del mio venerato Predecessore, il Servo di Dio Giovanni Paolo II, che vi fece visita nel 1993, ricostituendo in modo stabile la Gerarchia cattolica, per il bene dei credenti e a vantaggio del Popolo albanese.
Uno dei primi atti del grande Pontefice fu il riconoscimento degli eroi della fede: ricordo qui, in particolare, la splendida testimonianza del Cardinale Koliqi, corifeo di una folta schiera di martiri. La ricostruzione della Gerarchia cattolica costituì il riconoscimento doveroso dell’intima unione che lega il vostro popolo a Cristo e contribuì a dare spazio alle forze nuove del cattolicesimo in terra di Albania. Voi siete i custodi di questo vincolo, e spetta anzitutto a voi il compito di promuovere nei vostri atti e nelle vostre iniziative quell’unità che deve manifestare il mistero basilare e vivificante dell’unico Corpo di Cristo, in comunione col ministero del Successore di Pietro. Non si può non vedere, in questa prospettiva, quanto sia essenziale il comune sentire e la condivisa corresponsabilità dei Vescovi, proprio per far fronte in modo efficace ai problemi e alle difficoltà della Chiesa in Albania. Come potrebbe immaginarsi un percorso diocesano che non tenesse conto del parere degli altri Vescovi, il cui consenso è necessario per rispondere in modo adeguato alle attese dell’unico popolo a cui la Chiesa si rivolge?
L’intesa cordiale e fraterna fra Pastori non può che portare grandi benefici all’amato popolo albanese, sia sul piano sociale che su quello ecumenico e inter-religioso. Siate pertanto, venerati Confratelli, una cosa sola in Cristo nell’annunciare il Vangelo e nel celebrare i divini Misteri; manifestate la comunione con la Chiesa universale, nella più ampia e genuina fraternità episcopale. Sarebbe inconcepibile l’iniziativa di un Pastore che, nell’approccio a situazioni concrete, non si preoccupasse di coordinare il proprio impegno con quello dei suoi Confratelli Vescovi. Esistono specifiche questioni, riconducibili a problemi contingenti, che è necessario siano risolte col contributo di tutti, nell’ambito della carità e della pazienza pastorale. Esorto tutti ad evangelica prudenza, in atteggiamento di autentica carità, ricordando che i canoni ecclesiali sono mezzi per promuovere ordinatamente la comunione in Cristo e il bene superiore dell’unico gregge del Redentore. Ciò riguarda anche l’attività evangelizzatrice e quella catechetica, e si esprime pure nell’impegno in ambito sociale. Penso, in particolare, alla sanità, all’educazione, allo sforzo di pacificazione degli animi e a tutto ciò che favorisce la positiva collaborazione fra le diverse componenti della società e le rispettive tradizioni religiose.
Il fenomeno dell’emigrazione, sia all’interno che fuori del Paese, vi pone di fronte a gravi problemi pastorali, che interpellano il vostro cuore di Vescovi non soltanto per quanto riguarda i fedeli che vivono nel vostro territorio, ma anche i fedeli della diaspora. Questo chiama in causa la vostra capacità di interloquire con i vostri Confratelli in altri Paesi, al fine di offrire un aiuto pastorale necessario e urgente. Conosco la difficoltà della mancanza di clero. So anche della generosità di non pochi vostri sacerdoti, che agiscono in situazioni precarie, impegnati a rendere il dovuto servizio ministeriale ai fedeli cattolici di origine albanese in terra straniera. Ciò fa onore a voi, cari Confratelli, che vi mostrate solleciti, secondo il cuore di Cristo, delle condizioni spirituali della vostra gente anche fuori dei confini della Patria. E questo fa onore anche ai sacerdoti che generosamente condividono le vostre ansie pastorali.
Vi sono poi tanti problemi di ordine pratico, per i quali è necessario pure il contributo efficace delle istanze civili, mediante proposte che non rispondano solo a preoccupazioni di ordine politico, ma che tengano conto anche delle concrete situazioni sociali. Dal punto di vista cattolico, sia in Patria sia nel contesto dell’emigrazione, dovrebbe emergere un’attenzione che, pur preservando l’identità specifica della vostra gente, non trascuri il suo inserimento nei contesti sociali di arrivo. In quest’ottica, è necessario coltivare, soprattutto nei sacerdoti destinati alla cura pastorale degli emigrati, una viva sensibilità per l’appartenenza di tutti all’unico Corpo di Cristo, che è identico in ogni parte della terra. Dire questo, venerati Fratelli, significa ribadire la necessità persistente di una costante cura a favore di quanti il Signore chiama alla sua sequela. Quella pertanto della promozione delle vocazioni sia sempre una preoccupazione in cima alle vostre priorità: dipende da questo il futuro della Chiesa in Albania.
Desidero, infine, esprimere le mie felicitazioni per gli accordi sottoscritti di recente con le Autorità della Repubblica: confido che tali provvedimenti possano giovare alla ricostruzione spirituale del Paese, dato il ruolo positivo che la Chiesa svolge nella società. Per parte mia, vi incoraggio a proseguire nel vostro ministero, per portare a compimento i programmi che insieme avete concordato. Mentre vi affido alla celeste intercessione di Maria, Madre del Buon Consiglio, volentieri imparto a voi, ai sacerdoti, ai religiosi, alle religiose e a tutti i fedeli affidati alle vostre cure pastorali una speciale Benedizione Apostolica.

Roma commemora l'eroe albanese

Sabato 15 gennaio 2011 ci sarà una cerimonia commemorativa in occasione del 543 ° anniversario della morte di eroe nazionale Gjergj Kastriot Skanderbeg

Ambasciata della Repubblica d'Albania e l'ambasciata del Kosovo Ambasciata a Roma organizzano il Sabato, 15 gennaio alle ore 13.00, una cerimonia per commemorare l'eroe nazionale Gjergj Kastriot Skanderbeg.

La piazza fu nominata "Piazza Albania" nel 1940 ,durante la dittatura fascista ,per commemorare l'annessione dell'Albania al Regno d'Italia, avvenuta l'anno precedente.


In Piazza Albania si trova la statua di Giorgio Castriota Scanderbeg.

L'anno scorso sempre il premier Berisha aveva visitato la piazza con il sindaco della capitale Gianni Alemanno.

Appuntamento a Sabato, 15 gennaio alle ore 13.00 in Piazza Albania a Roma

ragazza albanese al grande fratello è Erinela Bitri


Al programma del Grande Fratello Italia è entrata una ragazza albanese di 23 anni si chiama Erinela Bitri e vive a Bologna.

la sua biografia

Erinela Bitri albanese entra al Grande Fratello


Erinela è nata in Albania, ma vive in Italia da vent'anni, si sente italiana a tutti gli effetti. "Iperattiva, dinamica, positiva e ottimista", ma ogni tanto anche un po' "presuntuosa". Così si descrive Erinela, Erin per gli amici. Ha una famiglia molto unita (la mamma si è innamorata dell'Italia dopo esserci stata in vacanza, e ha deciso di trasferirsi nel belpaese con tutta la famiglia), ma il suo punto di riferimento è il fratello ("lo adoro e lo amo alla follia, è davvero importante per me"). In amore non ha un ideale, anche se le piace "l'uomo che mi sa prendere di testa. Io voglio comunicare con il mio uomo, deve essere soprattutto un amico per me". Single, dopo una storia durata un anno e mezzo con Galileo, si definisce "fedele", anche se "dipende dalla situazione, anche se partito sempre con l'intenzione di esserlo, ma un ragazzo deve sapermi prendere". Segue la moda, dice di sentirsi "glamour e maniaca del look, anche se per risparmiare tendo a mixare un po' di stili". Nella Casa non ha paura di confrontarsi con gli altri concorrenti, anche se "non ho proprio un carattere facile, soprattutto perché sono molto attenta all'atteggiamento che le altre persone hanno nei miei confronti". Selettiva nelle amicizie, non sopporta "l'ipocrisia e la falsità". Le piace leggere davvero di tutto: tra gli ultimi libri letti, 'La casta dei radical chic' di Massimiliano Parente e 'La solitudine dei numeri primi' di Paolo Giordano. In Casa porterà qualcosa che le ricordi la mamma. Il suo motto? "Carpe diem".

fonte http://www.grandefratello.mediaset.it/gf/erinela-bitri.shtml

Albania, la forza del pregiudizio

Alessandro Leogrande
Vi racconto una piccola avventura pre-natalizia, che però è specchio della Puglia e dell’Italia odierne. Sabato scorso mi sono imbarcato su un traghetto Red Star Valona-Brindisi. Il traghetto sarebbe dovuto partire alle 12,30 dall’unico molo della città albanese e arrivare a Brindisi alle 17,30. Ma il mare era molto agitato, e per molte ore il comandante non è riuscito ad attraccare.
Così le operazioni di imbarco sono iniziate solo intorno alle 15,00. Siamo partiti alle 18,00, ed è stata una traversata a dir poco epica, con il mare a forza sei, in piena burrasca.
Io e la mia compagna, Ornella, eravamo gli unici italiani a bordo. Per il resto, il traghetto era pieno di famiglie albanesi in viaggio, per le vacanze natalizie, verso i propri famigliari che vivono e lavorano in Italia. A vent’anni dai primi sbarchi, dal 15 dicembre scorso gli albanesi non hanno più bisogno del visto per entrare in Italia (e in generale nell’Ue). Basta il passaporto biometrico. Ciò segna una piccola rivoluzione nelle relazioni tra i due paesi, e ha il potere di uno spartiacque storico che prelude a una sempre maggiore integrazione dell’Albania in Europa. Tuttavia nella vita delle singole persone e delle famiglie che vivono sulle rimesse degli immigrati (cioè la stragrande maggioranza) ciò ha significato un altro cambiamento. A Natale (cioè ora) e in agosto, in futuro, non ci sarà più un unico flusso di ritorno per le ferie da Bari e Brindisi verso l’Albania. I viaggi saranno pieni nei due sensi di marcia. Tanta gente andrà in Albania, passando per i porti pugliesi, per tornare dalle proprie famiglie. Altrettante famiglie (laddove possano permetterselo) verranno in Italia, passando per i porti pugliesi, per toccare con mano la “nuova vita” dei propri parenti.
Questo Natale è il banco di prova. Io e Ornella abbiamo fatto tutto il viaggio con una famiglia di Lushnje (Albania centrale): madre, padre, zia, e tre ragazzi, che intendevano raggiungere il figlio maggiore che vive a Latina con la moglie e fa il muratore. Viaggiavano insieme ad altre famiglie simili alla loro su una corriera Lushnje-Fier-Valona-Brindisi-Latina-Roma-Firenze (con viaggio in mare incluso). Erano partiti alle 7,00 del mattino e sarebbero arrivati a destinazione solo nel corso della giornata successiva.
Non erano mai stati in Italia, e solo uno dei ragazzi parlava correntemente in italiano. Insomma, quella che si sta mettendo in viaggio in questi giorni (munita di passaporto biometrico) è l’Albania rurale, quella delle città e dei villaggi dell’interno, l’Albania degli anziani che vengono a trovare i propri figli, ancora carichi di arance, mandarini, formaggi, come gli immigrati meridionali di un tempo. (Ogni volta che ho preso un traghetto da o per l’Albania mi sono tornate in mente le pagine di “Conversazioni in Sicilia” di Vittorini che raccontano il ritorno in traghetto verso l’isola, gli immigrati a bordo, e un vecchio che sbuccia lentamente un’arancia…) Per farla breve, siamo arrivati a Brindisi a mezzanotte, dopo interminabili ore di saliscendi, con onde alte oltre tre metri che hanno costretto quasi tutti a rimettere in bianche buste di plastica distribuite dall’equipaggio.
Nonostante il maltempo e il ritardo nella partenza, le operazioni di check-in al porto di Valona erano state molto rapide. Insieme al nostro, partiva per Brindisi anche un altro traghetto della Agoudimos, ma tutte le operazioni di controllo passaporto, per oltre 500 persone, erano state sbrigate in 15-20 minuti. Al porto di Valona ci sono quattro sportelli (uno per i cittadini stranieri, tre per i cittadini albanesi) e le file sono indicate da nastri avvolgibili disposti parallelamente. Tutto si svolge ordinatamente.
Al porto di Brindisi, invece, questa massa umana scesa dai traghetti, e spossata dal mare in burrasca, si è trovata davanti il niente. Non un indicazione, non un messaggio. Solo una porticina con su scritto “Dogana”, e delle transenne disposte in modo pericoloso, disordinatamente. Per mezz’ora non si è fatto vivo nessuno. Poi sono spuntati due poliziotti, e le operazioni di controllo sono iniziate con una lentezza insopportabile, e indecente per qualsiasi porto o aeroporto del primo e del secondo mondo.
Io e Ornella siamo riusciti a uscire dal porto solo alle 2,30 del mattino, ma in quelle ore abbiamo potuto assistere a uno spettacolo indecoroso. Non essendo indicate delle file da rispettare, uomini donne vecchi e bambini (molti in fasce) sono rimasti accalcati al freddo sul molo, davanti a quel pertugio. Per tutta risposta, un ispettore di polizia urlava contro quella massa inerme e fin troppo rispettosa del disordine, per gli standard nostrani: “Che cazzo spingete! Bestie eravate, e bestie siete rimasti…”
Sono rimasto allibito: una palese inefficienza di un porto italiano è stata tramutata in una questione di ordine pubblico, e tranquilli passeggeri che viaggiavano (con biglietto e passaporto) immediatamente trasformatati in irregolari o “selvaggi” appena sbarcati da un gommone del passato. Quando mi sono presentato come giornalista italiano, mi è stato risposto che d’estate è pure peggio, che col caldo qualcuno sviene, e nessuno finora si è impegnato perché le cose mutassero davvero. “Lo scriva, così forse cambia qualcosa…” E speriamo davvero che qualcosa cambi. Ma in attesa che lo scalo di Brindisi raggiunga standard non dico europei, ma almeno valonesi, gli insulti razzisti lasciamoli da un'altra parte.




Corriere del Mezzogiorno

foto illustrativa

Parco Nazionale dei Laghi di Prespa - (Albania Grecia e Macedonia)

Parco Nazionale dei Laghi di Prespa copre un'area di 27.750 ettari e si trova proprio al confine con la Grecia e la Macedonia nella parte orientale del paese delle aquile.
Il Lago di Prespa, si trova a 875 m. sul mare
Si tratta di laghi Prespa Maggiore e Prespa minore. La zona vanta un ricco patrimonio culturale. Si possono ricordare le chiese bizantine eremita Lago di Prespa Minore, il Castello Traiano, la chiesa di Santa Maria costruita nel Isola di Maligrad nel 14° secolo. Laghi di Prespa Maggiore e Prespa minore fanno parte del transfrontaliera dei Balcani Prespa Park, creato in virtù di un accordo fra i primi ministri dei tre paesi confinanti.

Parco Nazionale Lura - Albania



Parco Nazionale "Lura"


Il parco è famoso per la sua naturale bellezza. I suoi 14 laghi glaciali,creano un ambiente pittoresco e magnifico. I principali sono: il Grande Lago 32 ettari, il Lago dei Pini 13 ettari, il Lago Nero 8 ettari, il Lago dei Fiori 4 ettari. Il punto più elevato arriva fino a 2112 m con una deserta cima chiamata "Kurora e Lures"(La corona di Lura).
Il Parco ha grandi possibilità di sviluppo eco-turismo.

Il parco è famoso per la sua naturale bellezza. Al altezza di 1200 m si trovano i quattro laghi principali molto preferite dai visitatori. Il punto più elevato arriva fino a 2112 m con una deserta cima chiamata "Kurora e Lures"(La corona di Lura).

Schiavoni ed Albanesi a Venezia

Due comunità non così numerose come quella ebraica e quella greca, di cui parlerò in seguito, ma che ebbero una notevole importanza nella imagesCA81WJGZ.jpgvita pubblica veneziana furono quelle degli Albanesi e quella degli Schiavoni o Dalmati.

Le due comunità rivestivano un grande interesse politico data l'importanza che le coste adriatiche ebbero in ogni tempo per gli interessi marittimi della Repubblica.

Le sedi delle comunità, più piccole delle altre e in posizione poco appariscente, furono ambedue dotate di un edificio, la Scuola, di notevole pregio architettonico e gli interni di entrambe furono decorate dal medesimo artista, il Carpaccio.

imagesCATWNTX4.jpgLa comunità albanese che si riuniva nella chiesa di S. Severo a Castello, ebbe poi la sua sede stabile a S. Maurizio, nel sestiere di S. Marco, dalla fine del 1400 al 1780, nel piccolo edificio posto accanto alla Chiesa Omonima.

La graziosa facciata della scuola costruita nel 1531 è decorata da rilievi marmorei del lombardo: un bassorilievo ricorda la difesa di Scutari contro i Turchi nel 1479, altri raffigurano i protettori della comunità: S. Gallo e S. Maurizio.

imagesCAJ67B3L.jpgAgli albanesi è nominata una Calle che va a Riva degli Schiavoni, e fiancheggiata dal Palazzo delle Prigioni.

I Dalmazi o Schiavoni, confusi un tempo con gli Albanesi dai quali volevano invece essere distinti, ebbero la loro sede nel Sestiere di Castello, in posizione interna rispetto alla celebre riva sul bacino di S. Marco, detta appunto Riva degli Schiavoni, dalla locazione degli approdi delle loro navi.

I dalmati ebbero sempre rapporti commerciali con la Repubblica e la loro presenza a Venezia si fece sempre più frequente dopo che la maggior parte della costa adriatica passò dal 400 sotto il dominio veneziano.

imagesCA3BMGBI.jpgimagesCA1NT0HL.jpgGli Schiavoni quindi non vennero più considerati stranieri ma veneziani a tutti gli effetti.

Nel 1471 la comunità si riunì in cooperazione con sede nella chiesa di S. Giovanni del Tempio, dei Cavalieri Templari.

Nel 500 la "nation dalmata" o schiavonica ebbe sede nella Scuola sul Rio della Pietà, ma sempre nell'ambito del convento dei Gerosolomitani, sede del Priorato dei potenti Cavalieri Templari e di Rodi (dopo il 1522 imagesCAAP4NZG.jpgcaduta Rodi in mano turca furono denominati Cavalieri di Malta.)

Numerosi furono nel tempo gli screzi fra gli Schiavoni ed i vari Priori di questo Ordine.

Gli schiavoni, come detto, ebbero la maggior parte dei traffici tra la madrepatria e Venezia, e sulla riva a loro intitolata si vedono ancora segni i punti d'attracco delle loro navi.

imagesCAH4BB96.jpgimagesCAIIUMR7.jpgLa riva, subito dopo il ponte della Paglia venne allargata, ma le scritte rimangono a testimonianza delle genti dalmate a Venezia, la cui importanza era espressa più che dall'ornata Scuola di S. Giorgio, dalle numerose imbarcazioni che continuamente stazionavano sulla Riva degli Schiavoni.

Dalmati considerati a tutti gli effetti veneziani e che facevano parte del grande Stato de Mar della Serenissima e che godevano delle stesse attente e illuminate leggi veneziane, con le medesime garanzie e prerogative: membri effettivi ed attivi di uno grande Stato, esempio tutt'ora illuminante di quanto la Repubblica fosse all'avanguardia!


fonte : http://venezia.myblog.it/archive/2009/03/02/schiavoni-ed-albanesi-a-venezia.html

24 imperatori albanesi alla guida di Roma

"24 imperatori albanesi alla guida di Roma" è un libro ed una ricerca del giornalista Alban Kraja che raccoglie informazioni sulla Roma imperiale e sui suoi 24 imperatori albanesi i quali furono i piu determinanti per tenere in piedi un impero cosi vasto che durò per secoli.

Il re d'Albania e la storia


Zog si proclamò Re degli Albanesi il 1º settembre 1928 fino al 7 aprile 1939 e istituì una monarchia costituzionale, il regno albanese, simile a quella allora presente in Italia. Egli creò una forte polizia, inventò un "saluto zogista" (mano piatta sul cuore con il palmo rivolto in avanti) e sostenne di essere un successore di Gjergj Kastriot Skanderbeg. Zog ammassò monete d'oro e pietre preziose che furono usate per sostenere la prima moneta cartacea d'Albania; le sue spese personali si aggiravano sul 2% del bilancio nazionale.


La madre di Zog, Sadijé, fu dichiarata "Regina Madre degli Albanesi" e Zog diede anche a suo fratello e alle sorelle lo status regale di Principe e Principesse Zogu. Una delle sorelle, Senijé, Principessa Zogu (1908-1969), si sposò con Sua Altezza Imperiale Principe Shehzade Mehmed Abid Efendi di Turchia, un figlio del Sultano Abdul Hamid II.

Zog si fece inoltre chiamare Feldmaresciallo del Reale Esercito di Albania. Inoltre, durante il suo regno fu Ministro delle Finanze Lame Kareco

Zog tentò di consolidare la legittimazione del regime governando come un monarca costituzionale. La sua costituzione del regno proibì che qualsiasi principe della casa reale diventasse primo ministro o membro del governo e conteneva disposizioni riguardo alla potenziale estinzione della famiglia reale. Per ironia, alla luce dei successivi eventi, la costituzione proibiva anche l'unione del trono di Albania con quello di un altro paese. Sotto la costituzione zogiana, il Re degli Albanesi, come il Re dei Belgi, esercitava i poteri regali solo dopo aver prestato giuramento di fronte al Parlamento.

Durante il regno di Zog, l'esercito albanese rappresentò uno dei problemi maggiori a causa dei costi del suo ammodernamento. Il regime di Zog portò stabilità in Albania e il re istituì un sistema di istruzione nazionale. La dipendenza fiscale dell'Albania dall'Italia continuò a crescere in un periodo in cui il dittatore italiano Mussolini stava estendendo la sua sfera di influenza nei Balcani e esercitava un controllo crescente sulle finanze e sull'esercito albanesi. Durante la Grande depressione dei primi anni trenta, il governo di Zog divenne quasi totalmente dipendente da Mussolini. Si dovette importare il grano dall'estero e molti albanesi emigrarono.

Nell'aprile 1938 il Re Zog sposò la Contessa Géraldine Apponyi de Nagyappony, una cattolica che era metà ungherese e metà americana. Il loro unico figlio, Principe Leka Zogu, nacque il 5 aprile 1939.

Due giorni dopo, il 7 aprile 1939, le truppe italiane entrarono in Albania. L'Albania entrò nell'orbita italiana, pur mantenendo un governo autonomo, e Vittorio Emanuele III assunse il titolo di Re d'Albania. Zog e la sua famiglia si rifugiarono in esilio in Grecia, Turchia, Gran Bretagna, Egitto, negli Stati Uniti ed infine in Francia.

Il re D'Albania con rappresentanti religiosi


















Famiglia del re Zogu del 1935

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